“Dottore, il mio cane mangia solo quello che vuole lui.”
“Se gli metto le crocchette non le guarda nemmeno. Però se gli do il pollo dalla mia mano lo mangia subito.”
“Ho cambiato almeno cinque alimenti, ma dopo qualche giorno non mangia più neanche quello.”
Il cane che “non mangia”: quando è davvero schizzinoso e quando abbiamo creato noi il problema?
Sono frasi che si ascoltano frequentemente in ambulatorio, soprattutto quando si parla di cani di piccola taglia.
Spitz, Barboncini, Maltesi, Pinscher e altri cani toy possono arrivare alla visita nutrizionale con una storia alimentare molto particolare: numerosi cambi di alimento, bocconi dalla tavola, snack utilizzati per qualsiasi richiesta, cibo offerto dalla mano, ciotola sempre disponibile e, soprattutto, una lunga serie di alternative proposte ogni volta che il cane rifiuta il pasto.
Il risultato? Il cane può avere imparato una cosa molto semplice:
“Se non mangio quello che mi viene proposto, prima o poi arriverà qualcosa di più interessante.”
A quel punto non siamo più di fronte soltanto a un problema di appetibilità dell’alimento. Siamo di fronte a un problema di gestione dell’alimentazione e di comportamento.
Prima domanda: è davvero un cane che non ha appetito?
Questa è la prima distinzione che dobbiamo fare.
Un cane che non mangia può avere una reale riduzione dell’appetito. Dolore, malattia gastroenterica, problemi dentali o del cavo orale, nausea, patologie sistemiche, farmaci, stress e numerose altre condizioni possono determinare iporexia o anoressia.
Per questo motivo, soprattutto quando il cambiamento dell’appetito è recente, importante o associato ad altri sintomi, la prima cosa da fare è una valutazione veterinaria.
Ma esiste anche un’altra situazione. Il cane:
- rifiuta le crocchette;
- accetta immediatamente pollo, prosciutto o formaggio;
- mangia volentieri dalla mano;
- mangia quando il proprietario lo imbocca;
- mangia solo se l’alimento viene cambiato;
- mangia di notte quando nessuno lo osserva;
- rifiuta la ciotola ma cerca continuamente cibo;
- accetta snack e premi durante la giornata.
In questi casi il problema potrebbe non essere una vera mancanza di appetito. Potremmo trovarci davanti a una selettività alimentare, nella quale l’esperienza precedente del cane e le risposte della famiglia hanno avuto un ruolo importante.
“È piccolo, quindi deve mangiare poco”
È vero che un cane toy ha fabbisogni energetici assoluti molto inferiori rispetto a un cane di taglia media o grande. Ma questo non significa che possa essere alimentato “a occhio”.
Nei cani di piccola taglia anche piccole quantità di alimenti extra possono rappresentare una quota significativa dell’apporto calorico giornaliero.
Un pezzettino di formaggio, qualche boccone di pollo, un biscotto, un premietto durante l’addestramento e qualche assaggio dalla tavola possono sommarsi rapidamente.
Le linee guida AAHA raccomandano di considerare tutte le fonti alimentari, compresi snack, premi, avanzi e alimenti utilizzati per somministrare farmaci. In generale, gli extra dovrebbero rappresentare una quota limitata dell’apporto calorico giornaliero, indicativamente non superiore al 10%.
E c’è un altro problema. Se il cane riceve continuamente alimenti molto appetibili durante il giorno, è possibile che arrivi all’ora del pasto senza una motivazione alimentare sufficiente per consumare il suo alimento principale.
Il circolo vizioso del cane “schizzinoso”
Immaginiamo una situazione molto comune.
Ore 8.00
Il proprietario mette la ciotola. Il cane annusa e si allontana.
Ore 8.15
“Poverino, non mangia…” Il proprietario aggiunge un po’ di umido. Il cane mangia qualche boccone.
Ore 10.30
Arriva un biscotto.
Ore 12.00
Un piccolo pezzo di prosciutto.
Ore 15.00
“Ma non hai mangiato abbastanza…” Arrivano qualche boccone dalla tavola.
Ore 19.00
Nuova ciotola. Il cane mangia poco.
Ore 19.30
Il proprietario aggiunge pollo. Il cane mangia tutto.
Il messaggio che il cane può imparare è molto semplice: rifiutare il primo alimento può essere conveniente.
E questo comportamento può diventare sempre più difficile da modificare.
Le situazioni che incontriamo più spesso
1. “Mangia solo se glielo do dalla mano”
All’inizio può essere nato da una buona intenzione: “Non mangia, quindi provo a imboccarlo.” Il problema nasce quando l’imbocco diventa una condizione necessaria per mangiare.
Possibile strategia
- Gradualmente riportare il cibo nella ciotola.
- Ridurre progressivamente l’aiuto della mano.
- Trasferire l’interazione verso la ciotola.
- Rendere la ciotola il luogo prevedibile nel quale si mangia.
2. “Se non mangia gli cambio subito alimento”
Questa è probabilmente una delle abitudini più difficili da interrompere. Il cane rifiuta l’alimento A, arriva B; rifiuta B, arriva C. Alla fine il proprietario si ritrova con una credenza piena di sacchi e scatolette aperte e il cane ha imparato che, se aspetta, il menu cambia.
Possibile strategia
- Una volta escluse cause mediche e definito un alimento adeguato, costruire una routine alimentare prevedibile.
- Evitare la sequenza infinita di alternative.
- Monitorare realmente quanto viene assunto.
3. “Le crocchette non le mangia, ma la nostra cena sì”
Il cane potrebbe non essere realmente privo di appetito. Potrebbe aver imparato a preferire alimenti più appetibili rispetto al suo alimento abituale.
Possibile strategia
- Non trasformare ogni rifiuto in un nuovo alimento.
- Separare il momento del pasto del cane da quello della famiglia.
- Utilizzare, se indicato, una parte della sua razione in attività di ricerca o gioco alimentare.
4. “Mangia solo quando siamo a tavola”
Il cibo può essere diventato parte di un’interazione sociale. Il cane riceve qualcosa quando la famiglia mangia e quindi la tavola diventa un momento altamente gratificante.
Possibile strategia
- Niente bocconi casuali durante i pasti.
- Attività alternativa durante il pasto della famiglia.
- Rinforzare il comportamento tranquillo.
- Se opportuno, utilizzare una parte della razione giornaliera in un gioco alimentare.
5. “Ha sempre qualcosa nella ciotola”
Lasciare continuamente il cibo a disposizione rende più difficile capire quanto e quando il cane mangia e può essere poco utile quando stiamo cercando di correggere un comportamento alimentare selettivo.
Possibile strategia
- Passare, quando clinicamente appropriato, a una routine alimentare più strutturata.
- Misurare le quantità.
- Registrare l’assunzione reale e l’andamento del peso.
6. “Ha bisogno di qualcosa di speciale per mangiare”
Qui troviamo i cosiddetti topper: pollo, tonno, parmigiano, prosciutto, umido, olio, brodo o formaggio. Possono sembrare una soluzione, ma se diventano indispensabili a ogni pasto rischiamo di creare una nuova regola: “Senza il topper non mangio.”
Possibile strategia
- Se utilizzati, inserirli consapevolmente nel piano nutrizionale.
- Contabilizzare il loro apporto calorico.
- Evitare che diventino la risposta automatica a ogni rifiuto.
7. “È un cane piccolo: gli do quello che mangia”
Quando un cane di 2–4 kg mangia poco, il proprietario si preoccupa immediatamente. Proprio questa preoccupazione può alimentare il problema: più alternative vengono offerte, più il cane può imparare ad aspettare.
Possibile strategia
- Valutare peso, Body Condition Score e massa muscolare.
- Quantificare realmente l’assunzione.
- Stabilire una strategia prima di modificare continuamente la dieta.
E se utilizzassimo proprio il cambio alimentare per ricominciare?
In alcuni cani con una lunga storia di selettività alimentare, un cambio di dieta può diventare l’occasione per azzerare le vecchie abitudini e costruire una nuova routine alimentare.
Ma attenzione. Non significa semplicemente: “Non mangia le crocchette? Allora gli cucino qualcosa.”
La dieta casalinga può diventare uno strumento estremamente interessante se viene progettata correttamente e inserita all’interno di un percorso nutrizionale veterinario.
Il cambio di dieta può quindi essere utilizzato come occasione per correggere contemporaneamente alcuni errori di gestione che si sono consolidati nel tempo.
La dieta casalinga non dovrebbe essere “pollo e riso”
Quando un proprietario dice: “Con il pollo mangia!”, non abbiamo ancora una dieta. Abbiamo soltanto scoperto che il cane apprezza il pollo.
Una dieta casalinga deve invece considerare:
- fabbisogno energetico;
- peso ideale;
- età;
- stato fisiologico;
- attività fisica;
- eventuali patologie;
- quantità e qualità delle proteine;
- grassi;
- carboidrati;
- fibra;
- vitamine e minerali;
- calcio e fosforo;
- eventuali integrazioni;
- quantità giornaliera;
- modalità di preparazione.
Una dieta casalinga improvvisata può infatti risultare squilibrata, anche quando il cane la mangia molto volentieri.
Ma allora perché la dieta casalinga può essere utile?
Perché, in un paziente selettivo adeguatamente valutato, può rappresentare qualcosa di più di un semplice cambio di alimento. Può diventare un nuovo inizio.
- Un nuovo alimento.
- Una nuova routine.
- Nuovi orari.
- Nuove quantità.
- Nuove modalità di premiazione.
- Nuove regole familiari.
Il cambio di dieta può quindi diventare uno strumento di rieducazione. Non semplicemente un altro tentativo.
Il vero obiettivo non è trovare “l’alimento magico”
Quando un cane ha cambiato dieci alimenti, spesso la tentazione è cercare l’undicesimo.
“Quale alimento gli piace di più?”
La domanda più utile potrebbe essere:
“Perché questo cane ha imparato a mangiare soltanto in determinate condizioni?”
La risposta può coinvolgere contemporaneamente alimentazione, comportamento, ambiente, routine familiare, premi, attenzione del proprietario, modalità di somministrazione ed esperienze precedenti.
Un piccolo protocollo comportamentale
1. Stabilire orari regolari
Il pasto deve avere un inizio e una fine.
2. Misurare realmente la razione
Non “un po’ di crocchette”: la quantità deve essere conosciuta.
3. Controllare tutti gli extra
Premi, biscotti, bocconi dalla tavola e alimenti utilizzati per somministrare farmaci devono essere considerati nel bilancio giornaliero.
4. Evitare il buffet
Non proporre continuamente alimenti diversi perché il cane ha rifiutato il primo.
5. Non trasformare il pasto in una negoziazione
Più il momento del pasto diventa una trattativa, più il rifiuto può diventare parte dell’interazione.
6. Premiare anche senza cibo
Interazione, gioco, passeggiata e attenzione possono diventare importanti rinforzi alternativi.
7. Rendere il pasto un momento tranquillo
Niente pressioni, urla o continue sollecitazioni.
8. Monitorare peso e condizione corporea
Un cane che mangia poco ma mantiene peso, massa muscolare e buone condizioni generali è una situazione diversa da un cane che sta realmente perdendo peso.
E se il cane continua a non mangiare?
A questo punto non dobbiamo semplicemente aumentare la pressione. Dobbiamo fermarci e rivalutare.
- una causa medica non ancora identificata;
- dolore orale o dentale;
- disturbi gastrointestinali;
- nausea;
- un problema comportamentale più complesso;
- un’assunzione calorica superiore a quella che immaginiamo;
- una dieta non adeguata alle sue esigenze;
- un problema di appetibilità reale;
- una combinazione di più fattori.
Ed è proprio qui che la visita nutrizionale può fare la differenza.
La visita nutrizionale: non soltanto “scegliere le crocchette”
Una visita nutrizionale ben fatta non dovrebbe limitarsi alla domanda: “Quale alimento devo comprare?”
Dovrebbe ricostruire la storia alimentare del cane.
- Quanto mangia?
- Cosa mangia?
- Quante volte al giorno?
- Chi gli dà da mangiare?
- Quanti premi riceve?
- Riceve cibo dalla tavola?
- Mangia dalla ciotola o dalla mano?
- Quanto tempo rimane disponibile il cibo?
- Ci sono altri animali in casa?
- Quali alimenti sono stati provati?
- Per quanto tempo?
- Perché sono stati cambiati?
- Il cane perde peso?
- Qual è il suo BCS?
- Com’è la massa muscolare?
- Esistono patologie concomitanti?
Solo dopo aver risposto a queste domande possiamo decidere quale strategia alimentare abbia veramente senso.
E se scegliessimo una dieta casalinga?
Può essere una possibilità. Ma deve essere una dieta casalinga formulata per quel cane, non semplicemente una lista di ingredienti graditi.
E soprattutto deve essere accompagnata da un progetto.
Obiettivo → dieta → quantità → orari → gestione dei premi → modalità di somministrazione → monitoraggio → eventuali correzioni.
In questo modo il cambio alimentare può diventare davvero uno strumento di rieducazione. Non semplicemente un altro tentativo.
In conclusione
Il cane che rifiuta le crocchette non è necessariamente un cane “difficile”. E il cane che accetta pollo, prosciutto o formaggio non è necessariamente un cane senza appetito.
A volte abbiamo semplicemente costruito, senza volerlo, un sistema nel quale rifiutare il pasto paga.
Questo può essere particolarmente evidente nei piccoli cani da compagnia, come Spitz, Barboncini, Maltesi e Pinscher, nei quali la grande attenzione della famiglia, le piccole dimensioni, i numerosi premi e la forte componente relazionale dell’alimentazione possono contribuire a rendere il problema più evidente.
Il cambio di alimentazione può allora diventare un’opportunità. Non per cercare l’alimento “più buono”, ma per ricostruire una corretta relazione con il cibo.
Una dieta casalinga formulata professionalmente può, in alcuni pazienti selezionati, essere parte di questo percorso.
Ma il vero obiettivo non è far mangiare il cane a tutti i costi. È arrivare a un cane che mangia una dieta adeguata, nelle quantità corrette, con una routine equilibrata e senza che ogni pasto diventi una trattativa.
“Abbiamo davvero bisogno di un alimento diverso, oppure abbiamo bisogno di un nuovo modo di alimentare il nostro cane?”
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